re: vado a trovare me stesso, Delhi – 31 Gennaio, avanti tutta!

Per non fare tardi sono arrivato alle 7:30 sotto casa sua, dove ha anche lo studio, e i ragazzi (Tibetani) sono venuti fuori e mi hanno inviato a salire in casa.

In una terrazza, con il fresco che c’è a Delhi alla mattina, gli ancora pochi clacson che premono in continuazione, la natura forte, e un terrazzo pieno di piante bellissime, alcune mai viste.

12Questa mattina alle 8 sono stato come da accordi a trovare la dottoressa Dolkar.

Lei è arrivata e dopo un po di conversazione (ero a stomaco vuoto come da istruzioni) mi ha sentito il polso sinistro e poi destro e poi dopo qualche minuto ancora il sinistro.

Nel frattempo fra un sentire il polso ed un altro, ci siamo messi a parlare di mille cose interessanti fra le quali il metodo che ha per andare a raccogliere le piante che poi diventano medicine e che raccoglie mediamente nel mese di Luglio ed Agosto ad altezze che sfiorano i 5500 metri, nel Kashmir.

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Dopo un pò, mi ha nuovamente confermato anche lei che escluderebbe sia il tumore, che la sclerosi multipla reiterata e mi ha invece chiesto se da bambino avevo avuto delle particolari infezioni! Insomma che cosa ho dentro il cervelletto? Al 100 per cento nessuno riesce a dirlo, anche se la diagnosi che più si avvicina è del glioma a basso stadio.

Non ricordo nulla di particolarmente grave e se lo chiedo a mia madre che ha 88 anni credo che il risultato sia lo stesso.

Subito dopo mi hanno portato una meravigliosa colazione, di the, pane e miele e ho cominciato a sorridere, con la pancia vuota al mattino, a meno che devo fare degli allenamenti specifici, non mi piace cominciare la giornata.

Dopo mi ha preparato, come daccordo un set di “medicine” per i prossimi 4 mesi e fra 3, con una risonanza vediamo come sto andando.

Nel frattempo, desidero fermarmi con qualsiasi altro esame invasivo, credo in quello che mi ha detto e lo persevero, poi vedremo.

Anche questa parte del viaggio, che era fra le priorità, ha portato buoni risultati e non rimane che perseverare nel mio motto perpetuo: “Avanti tutta” !

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re: vado a trovare me stesso, Delhi – 29 Gennaio, il mio destino 2

Delhi, sta cambiando di giorno in giorno, in due anni, la stessa strada che feci allora è diventata un altra cosa, la dottoressa Dolkar invece è sempre lei e sono stato accolto con amicizia e affetto.

La prima cosa che mi ha detto è che ringiovanisco sempre di più e mi ha fatto i complimenti sulla forma, e per un runner questo è un qualcosa che ti “tira” su di dieci centimentri da terra, con soddisfazione.

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Nel sentirmi il polso, sia il sinistro prima che il destro poi, mi dice che lo stato generale è buono e che devo prendermela meno sul lavoro.

Secondo lei non si tratta ne di una cosa ne di un altra ma pensa che sia meglio evitare altri esami invasivi, continuando la cura con le sue medicine e ripetendo un risonanza fra tre mesi per vedere se questo bozzolo comincia a regredire.

Visto che neppure i medici in Italia riescono a definirlo, dopo 4 mesi di esami, e voglioni farne altri, mi trovo daccordo con lei, sul fatto che muoversi all’interno del corpo con degli esami invasivi, lo fa sussultare e scatena delle reazioni, non quantificabili.

Decidiamo di rimandare a Giovedì mattina, dopo che mi sarò presentato a digiuno e potrà fare un ulteriore accertamento attraverso il polso.

Sono tranquillo, ho lasciato dietro una mattinata turbolenta, piena di ricordi, e ora sono seduto li con lei guardando avanti.

Proprio vero il detto che “erba grama non muore mai” 🙂

Mi sento tranquillo, andiamo avanti!

Domattina vado ad Agra a vedere il Taj Mahal, in tante volte che sono venuto in India, o per una cosa o per l’altra non sono mai riuscito a vederlo.

Gita fuoriporta di una lunga giornata perchè andremo anche a Sikandra (Tomba di Akbar) e a visitare il Forte di Agra.

Namastkar,come dicono quì a Delhi.

Un po d storia:

Namasté, namaste, namasteé(नमस्ते) o namaskar (नमस्कार) è un saluto originario della zona di India e Nepal e viene usato comunemente in molte regioni dell’Asia. Può essere utilizzato sia quando ci si incontra che quando ci si lascia. Viene di solito accompagnato dal gesto di congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l’alto, e tenendole all’altezza del petto, del mento o della fronte, facendo al contempo un leggero inchino col capo. Nella cultura indiana, questo gesto è un mudra, un gesto simbolico utilizzato anche nello yoga e in particolare nella asana Pranamasana anche detta posizione della preghiera o posizione del saluto. Namaskar è una variante usata per esprimere particolare deferenza.

re: vado a trovare me stesso, Delhi – 29 Gennaio, il mio destino

Ieri sono arrivato a Delhi, dopo un viaggio sempre su e giù da aerei, in compagnia di Ranjan.

Questo viaggio che sto facendo in India, prima o poi doveva portarmi a Delhi, perchè quì c’è la dottoressa Dolkar, medico Tibetano, alla quale il 7 Febbraio di due anni fa portai Elisabetta e fu uno dei momenti più tristi della mia vita.

I medici Tibetani sono famosi per saper “leggere” una persona attraverso il contatto con il polso. Si basano nella medicina naturale e la dottoressa coltiva personalmente nel Nord dell’India le piante che poi vengono usate come medicinali.

Oggi tocca a me, con ben altri problemi di quelli di Elisabetta, ma sempre con qualcosa in testa che prima o poi bisogna capire cosa sia veramente.

Sceso dall’aereo, ho guardato la moquette che c’è in tutto l’aeroporto e mi si è chiuso il cuore. Ho vissuto in un momento quei giorni di due anni fa, quelle speranze, quel desiderio di farcela, quella voglia della vita fino all’impossibile.

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Poi sono arrivato in un albergo bellissimo e silenzioso e mi sono chiuso dentro la mia camera a pensare, meditare, guardando senza vedere, vedendo senza guardare.

Stamattina, mi sono svegliato, ho fatto finta di niente, mi sono messo le scarpe da ginnastica, maglietta pantaloni e sono sceso sul tapis a correre, 10K in una ora esatta, sono risalito in camera, doccia velocissima e di nuovo giù di corsa per il breakfast, all’ultimo minuto sono entrato, mi sono seduto al tavolo….. e mi sono messo a piangere.

Davanti a me non c’era nessuno… e improvvisamente mi è apparso il suo volto, il suo tenue sorriso, quello sguardo che senza dire nulla diceva tutto, Betty!

Siamo arrivato quì il 7 Febbraio di due anni fa, in viaggio di nozze, e in un viaggio dell’ultima speranza, quello in cui chiedevamo a Dio un miracolo e che dopo la visita alla dottoressa Dolkar, non ha lasciato più dubbi al suo epilogo, nonostante io per due settimane abbia sempre cocciutamente voluto inseguire l’impossibile.

Ricorderò tutta la vita il momento che dopo la visita riportai in albergo Elisabetta e dovetti tornare indietro per prendere un oggetto dimenticato e la frase che mi disse “purtroppo non c’è nulla da fare ma non si può dire perchè c’è sempre la via ad un miracolo, e fino alla fine non bisogna mai rinunciare a sperare” e mi era rimasto solo quello, sperare, perchè tutto andava al fatto che Dio voleva prendersi mia moglie e contro la sua volontà non si può fare nulla.

Non mi dilungo su questa storia perchè chi mi conosce la conosce bene e ho scritto tanto su questo viaggio, nella memoria, nelle righe di questo blog ed in un diario che un giorno mi piacerebbe condividere.

In questi due anni, sto soffrendo silenziosamente, mio Figlio, il dovere, l’essere sempre a disposizione di tutto e di tutti non mi hanno mai fatto sedere veramente ad urlare la mia sofferenza, ed oggi lo faccio, con tutta la mia voce, con tutto il mio cuore.

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Ho imparato ad elaborare il lutto, a ricominciare a sorridere, pur essendo triste in fondo, ferito nel profondo. Ho imparato a condividere la sofferenza e a comprendere quella altrui cercando di praticare l’aptonomia, in cui credo tanto, ho corso tanto, pensato altrettanto, cercando nel migliore dei modi di fare del mio meglio, oggi sono quì, a vivere intensamente quei momenti, con le lacrime agli occhi, con Roger Waters che sta cantando sul mio pc una canzone che mi ricorda anche la perdita di mio fratello, “wish you were here” e con cui ho anche imparato che Dio si prende prima le persone buone e le porta via a noi, e noi le piangiamo, solo il nostro cuore comprende quanto!

Oggi è il mio turno, sono ormai pronto a qualsiasi cosa, qualcosa più grande di noi sceglie come dovrà andare, e nonostante abbia paura, sto imparando ad accettarlo.

Tutti mi dicono sempre che la “vita va avanti” e bisogna guardare avanti, io la faccio ogni giorno, costantemente, ma oggi voglio guardare indietro e stare li, un poco con loro!

Let it be!

Re: vado a trovare me stesso, Khundla – 26 Gennaio, il deserto del sale

Sono arrivato in questo posto ricevuto come se fossi un fratello.

Ad aspettarmi il mio amico Ranjan, con sua noglie Mridusmita (Ruby) e i due Figli Tonmoy (Dhunu) e Tanishka (Tuhi).

Sera in branda e la mattina dopo lei ha preparato una colazione Indiana perfetta.

In questi giorni, nel sentire i sapori, non mi discosto troppo da casa mia, perchè negli ultimi anni, usiamo molte spezie e piatti Indiani ed in qualche modo abbiamo convertito alcuni piatti Italiani in misti Indiani e viceversa. Il risultato è che mio figlio è entusiasta e le persone che vengono a commensare a casa nostra si trovano a loro agio con la nostra cucina.

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Oggi ero l’ospite di onore, in una casa Indiana, con tutte le loro usanze, compresa quella di mangiare senza posate, di bere solo a fine pasto e di non conversare durante.

Ero li seduto e mi sembrava di vivere in un film, nel senso che mi sentivo attore dal vivo in una situazione per cui ero veramente solo con un altra generazione, cultura, abitudine e modi di essere.

Un conto è essere turista in giro a guardare a vedere ma rimanere sempre nell’ambito del turista, l’altro è entrare attraverso le relazioni di amicizia e/o di lavoro nelle culture diverse dalle nostre ed il viaggio è differente.

Tutta la vita per me è stato così. Ho avuta la fortuna di poter viaggiare in tutto il mondo lavorando e per questo l’opportunità di conoscere, per quanto possa ritenere di conoscere qualcosa, le radici della gente, del modo di vivere, pensare, raggiungere e desiderare un obbiettivo, insomma vedere l’angolo diverso, quello che non è il nostro e che è invece quello degli altri, e che bisognerebbe imparare a rispettare, proprio perchè non esiste solo il nostro angolo ma esitono mille altri angoli e culture alle quali pur vedendole dal fuori, dobbiamo essere consci che ci sono e sono parte di questo mondo.

La “botta” che ho preso più grossa nella mia vita, fu quando ho frequentato Hong Kong e la Cina, dal 79′ la prima volta in Estremo Oriente ed assiduamente alla fine degli anni 80′ dove più penetravo nelle radici della terra in cui stavo vivendo e più mi accorgevo di non capirci nulla, anzi, avevo addirittura dei momenti in cui mi sentivo un perfetto ignorante, incapace di capire.

Seduto a quella tavola ho avuto questo film che mi è passato davanti, ed ancora una volte a 53 anni, il desiderio di scoprire e amalgamare in qualche modo le mie conoscenze con quelle di questa terra, con delle persone semplici, amiche e pur nella loro semplicità, pronte anche loro ad investire in questo raffronto, perchè non è facile stendere a terra una coperta e sedercisi tutti sopra, non siamo abituati, ci sono tanti angoli diversi.

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L’India fra l’altro è un paese molto chiuso, già al loro interno la suddivione in caste crea una enorme differenza e le relazioni sono già difficili, figuriamoci dall’esterno, impenetrabili.

Oggi mi sono sentito, dopo tanti anni, un viandante nuovamente, ricorderò sempre a seguito di una brevissima storia di amore finita male, avuta nell’88’, con una ragazza di Cremona, proprio quelle cotte che si prendono e che non vanno via per la passione incontrollata che hanno dentro, che mi rivolsi, come faccio da tanti anni, al mio libro (Cinese!), I CHING, che uso da quando ho 17 anni. Nei momenti drastici e più difficili della mia vita dove dovo prendere una decisone, una scelta o quale direzione intraprendere, lui è sempre stato la mia guida.

Mi venne fuori “fisso” nel senso di un esagramma senza cambiamenti, il numero 56, il Viandante. In pratica, ti trovi in una situazione in cui è meglio fare le valigie e partire per un viaggio…. e così feci, con l’aiuto della mia ex fidanzata (quella buona!), sempre di Cremona, visto il mio down a tutti i livelli, fu così brava e caritatevole da prendermi un biglietto e uno zaino, che ancora conservo come una reliquia, per un posto in cui avevo sempre sognato di andare, Il NEPAL.

Sono partito e stato via due mesi, sono tornato e non ero più quello che era partito, si, il nome e cognome erano gli stessi, tutto il resto era cambiato.

Questo per comprendere quanto sia importante che ognuno di noi, ogni tanto stacchi le spine che lo attaccano alla vita di tutti i giorni e vada in una direzione, qualsiasi essa sia, nuova, che lo porti a vedere gli angoli diversi, che lo aiutino a prendere in considerazione che esistono anche loro, dandoci quel frutto che spesso ci manca della visione aperta delle cose, delle persone, della vita. Questo è la ragione per cui mi trovo quì, insieme alle altre che gli amici più intimi conoscono e che fanno parte del sentiero maldestro della vita.

Ritorno a quella tavola, un momento forte e profondo, condividere il pasto insieme, prepararci fisicamente e mentalmente a quella che sarebbe stata una giornata che non dimenticherò mai più.

Ranjan ha organizzato tutto perfettamente ed una macchina con un autista meno matto di quello che mi era venuto a prendere all’aeroporto (il padre) ci ha portato e 3 ore e mezzo di automobile sulle strade dell’India, che sono un continuo suonare, evitare cani, mucche, gatti, pecore, quindi si viaggia con le antenne alzate sempre, fino ad una città di nome Khavda, per poi fare una specie di dogana, con tanto di fotocopie dei passaporti, timbri, pagamento diritti ecc, ed entrare nella strada che porta al deserto del sale.

In mezzo al viaggio siamo anche passati per il Tropico del Cancro.

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Siamo arrivati in questo posto dove abbiamo trovato, nel mezzo del nulla, un villaggio completamente costruito per l’evento, pronto ad ospitare milioni di persone nel mese e mezzo di Festival che comincia il 15 Dicembre e terminerà il 31 Gennaio con al suo culmine le due Lune Piene che sorgono in questo periodo.

All’interno del villaggio c’era di tutto, dallo spazio per i bambini con mille giochi, ad una quarantina di ristoranti, spazi per fare musica, spazio di almeno 1000 metri quadrati per fare YOGA, spazi ludici, una piccola fiera con tanti prodotti locali, molta lana e tanti coltelli, spade e scimitarre. Ultimo ma non meno importante un museo, molto bello con la storia della regione dove siamo ed in particolare della provincia, dove ho scoperto che sono stati ritrovati i primi esemplari di dinosauri del periodo Jurassico di circa 180 mioni di anni fa.

Questo deserto si bagna completamente durante i Monsoni e poi adagio adagio l’acqua evapora lasciando questo mare di sale che fa veramente impressione.

Ci siamo incamminati nel suo interno per qualche chilometro e la sensazione di silenzio che si prova è incredibile, non ricordavo di avere mai ascoltato così tanto bene il silenzio.

Per il resto le foto completano questo articolo, non ci sono altre parole per descrivere la meravigliosa ed intensa emozione che la carovana di gente li presente ha vissuto in quella serata unica! E c’ero anch’io, un regalo senza paragoni.

re: vado a trovare me stesso – 26 Gennaio – in viaggio verso il NORD

Ieri è stata una giornata tutta in viaggio da Aluva nela Kerala a Kandla nel Gujaratt, dove mi trovo ora.

Sono stati 4 giorni importanti e totalmente in solitudine e come fossi in convento (mi viene in mente Camerino) nel senso che sono quei momenti nella nostra vita in cui un pensiero può arrivare fino in fondo, non disturbato dalle continue sollecitazioni che il movimento e la vita di ogni giorno impongono.

Sono rimasto colpito la sera prima dalle persone che mi hanno fatto “il trattamento” alle inservienti ed infine alle due dottoresse,  i calorosi saluti che mi sono stati fatti, quasi ci conosciessimo da una vita, e questa manifestazione di amicizia l’ho particolarmente sentita.

Siamo rimasti con l’arrivederci, nel senso che in questo posto voglio tornarci, per continuare un percorso che desidero approfondire.

Sono abitauto a girare fino da ragazzo, quando appena adolescente, mia madre mi mise su un treno per andare ad Atene da solo, allora si chiamava Orient Express e ci metteva 3 giorni per arrivare da Atene, partendo da Milano (arrivava da Parigi) e si passava per tutta la Jugoslavia fino a Skopije, dove si divideva, ed allora la divisione era netta in tutti i sensi, ed un pezzo in Grecia e l’altro in Turchia, Atene ed Istanbul, le due porte dell’Oriente, con tutta la loro storia. Da li poi il Mercoledì quando arrivai ad Atene c’era Vanghelis (Evanghelos Averoff Tosizza) ad aspettarmi alla stazione, in uno dei momenti recenti più bui della Grecia, quello dei colonnelli, in cui anche lui, venne messo in carcere diverse volte e picchiato.

Si rifece solo dopo il golpe del 74′, con Kostantino Karamanlis, diventando nuovamente ministro e questa volta della difesa, uno dei ministeri che scottano di più in Grecia.

Lui era il mio Tutore, da quando persi mio padre a 5 anni, era il suo migliore amico, e per questo si prese questa missione di fare da tutore a quello che mio zio George chiama “sismos”, io!

Sono stati anni difficili per la mia Famiglia, tanto da non poter più ritornare in Grecia fino al 1974, perchè anche io, nonostante mio Padre fosse morto dal 64′, ero figlio di un diplomatico. Ricordo ancora una terribile perquisizione della dogana quando mia madre ed io entrammo in Grecia nel 68′ dove mia sorella ci aspettava ad Atene, smontarono letteralemtne tutta l’automobile (fiat 124) a Patrasso e rimanemmo fermi un giorno per poter rimettere tutto in sesto.

DSCN1367Nella terra in cui mi trovo, in cui si parlano lingue diverse in ogni regione e ieri mi sono bene reso conto che le distanze, sia chilometriche che culturali sono immense, vedo molte cose in comune con quella che ricordo era la Grecia di quando ero piccolo.

Particolarmente arrivando ieri a Buij, e mettendomi in automobile con un autista forsennato.. (è stato un viaggio metà ad occhi chiusi per la paura) mi sono ritrovato in una terra ricca di verde, colline e agricola, ma povera, sporca,  in pratica desolante in in un certo senso, estrema conseguenza di una regione povera paragonbile a quella della Grecia 100 anni fa.

Per altro questo nell’entroterra, perchè mi spiegava il mio amico, Ranjan, che Kandal, quì vicino, è uno dei porti maggiori dell’India con un traffico di importazione immenso.

Oggi avrò modo di vedere meglio dove mi trovo e capire di più i significati, ma ieri quello che è stato più importante di questo viaggio è stato  arrivare quì.

DSCN1358-001Tutto comincia da un contatto con questo mio amico circa 3 mesi fa, per sentici e scambiare 4 parole.

In quelle quattro parole gli faccio presente che mi farebbe piacere rivederci e il mio desiderio di venire in India e lui dall’altra parte mi racconta di questa festa che viene fatta alle porte del deserto e si chiama Rann Utsav Festival of Kutch e che ha i due momenti più importanti nelle due Lune piene, una quella di Dicembre e l’altra quella di Gennaio, il 27!

A quel punto comincia il mio viaggio, con una promessa di essere li per il 27 Gennaio e dividere con lui e la sua Famiglia questo momento.

Due anni fa, in un momento difficilissimo della mia vita, quando ero quì con Elisabetta ed aravamo arrivati a Siliguri per poi andare a Darjeeling dove mi asspettava il mio amico Nepalese, Santos Lama, per farci poi incontrare un Gurund Rimpoche dei miracoli (che poi non ci furono), erano state chiuse le aree per arrivare a Darjeeling in quanto c’era una sommossa del partito locale (Gorka) contro il governo Indiano per la liberazione della loro terra che sembra venne fondata da comunità Nepalesi.

Da li l’assoluti divieto di arrivare a Darjeeling e la mia disperazione, con Elisabetta con me, ad un “passo” dall’arrivare alla meta, e nella impossibilità di farlo.

Ho tirato matti tutti, scritto e-mail fatto il mondo in quattro, chiusi in un albergo con una montagna di zanzare cattive a cui fare attenzione, e lui, Ranjan, che era in un convegno di una società per cui abbiamo lavorato ambedue, da ex collega, mi offre una mano, ed iniziamo a pensare ad una azione per poter portare Elisabetta a Darjeeling.

Nel frattempo mi risponde il vice-presidente del partito Gorka, dicendomi che possiamo andare a Darjeeling con una ambulanza con una croce rossa bene visibile ed a ogni posto di blocco, chiamare un numero telefonico per i lasciapassare.

Da li inizia una odissea e questo amico, si fa in quattro e alla fine troviamo una ambulanza, con due persone che si offrono volontarie per arrivare a Darjeeling.

E così abbiamo fatto, riuscimmo a partire per Darjeeling, grazie anche alla sua amicizia!

Lui, come tanti altri, mi ha aiutato, in un momento molto difficile, ed io non potevo oggi, mancare questa promessa!

Sono quì, felice di esserlo, questa è l’amicizia, questi sono i momenti della vita da condividere profondamente.

Oggi è anche la Festa della Repubblica Indiana e in televisione sto guardano la grande parata a Delhi, con Sonia Gandhi presente!

Andiamo avanti, il deserto di sale ci aspetta!

Buona Luna Piena a tutti!

re: vado a trovare me stesso – 24 Gennaio – Aluva, Kerala

The Treatment (il Trattamento)

Questa parola rimbomba nella mia testa di prima mattina quando alle 9 poi arriva il mio momento.

Il trattamento AYURVEDICO fatto su un letto di legno e con due uomini per eseguire il messaggio viene fatto con oli medici.

Non mi dilungo troppo sulla tecnica e il temine Ayurveda invitando chi mi legge, se vuole approfondire, nell’andare a vedere tutte le spiegazioni su questo bel sito che ho trovato navigando:

http://www.ayurvedicpoint.it/Ayurvedic%20Point%20Ayurveda.php

Quello che mi sento di dire, al quarto giorno di questi trattamenti è che mi sento bene e senz’altro questi pochi giorni mi sono senz’altro serviti per capire come funziona e come ci si deve preparare ad una terapia di questo genere ma sono comunque troppo pochi.

Ho deciso che seguirò alcuni aspetti di quanto sto facendo anche durante il percorso nei prossimi giorni, non sarà facile, perchè quì sei immerso in questo, la fuori mi aspettano tutte quelle diavolerie alimentari e sociali, che cercano di interrompere qualsiasi buona volontà una persona possa avere.

Lo yoga, l’attività fisica, l’attenzione al proprio corpo ed ai suoi segnali, oltre che al riposo, stanno divenendo sempre di più aspetti fondamentali nel mio percorso.

Ogni tanto mi sento pigro, ma bisogna sempre avere la forza di andare avanti perchè i benefici si sentono, sia dentro che fuori, con le persone vicine e lontane.

Qualche foto fatta sulla mia persona del trattamento e le fotografie della dottoressa Lathika (P.K.) Suku e la sua assistente dottoressa Shatya Balu.

Oggi è l’ultimo giorno e mi dispiace partire, un altro viaggio mi aspetta di una giornata intera per arrivare a Kandla nel Guajarat, dove troverò finalmente il mio amico e la sua bella Famiglia ad attendermi.

Li comincierà un altro viaggio, verso il deserto del sale, ai confini con il Pakistan.

Andiamo avanti!

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