Re: vado a trovare me stesso, Khundla – 26 Gennaio, il deserto del sale

Sono arrivato in questo posto ricevuto come se fossi un fratello.

Ad aspettarmi il mio amico Ranjan, con sua noglie Mridusmita (Ruby) e i due Figli Tonmoy (Dhunu) e Tanishka (Tuhi).

Sera in branda e la mattina dopo lei ha preparato una colazione Indiana perfetta.

In questi giorni, nel sentire i sapori, non mi discosto troppo da casa mia, perchè negli ultimi anni, usiamo molte spezie e piatti Indiani ed in qualche modo abbiamo convertito alcuni piatti Italiani in misti Indiani e viceversa. Il risultato è che mio figlio è entusiasta e le persone che vengono a commensare a casa nostra si trovano a loro agio con la nostra cucina.

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Oggi ero l’ospite di onore, in una casa Indiana, con tutte le loro usanze, compresa quella di mangiare senza posate, di bere solo a fine pasto e di non conversare durante.

Ero li seduto e mi sembrava di vivere in un film, nel senso che mi sentivo attore dal vivo in una situazione per cui ero veramente solo con un altra generazione, cultura, abitudine e modi di essere.

Un conto è essere turista in giro a guardare a vedere ma rimanere sempre nell’ambito del turista, l’altro è entrare attraverso le relazioni di amicizia e/o di lavoro nelle culture diverse dalle nostre ed il viaggio è differente.

Tutta la vita per me è stato così. Ho avuta la fortuna di poter viaggiare in tutto il mondo lavorando e per questo l’opportunità di conoscere, per quanto possa ritenere di conoscere qualcosa, le radici della gente, del modo di vivere, pensare, raggiungere e desiderare un obbiettivo, insomma vedere l’angolo diverso, quello che non è il nostro e che è invece quello degli altri, e che bisognerebbe imparare a rispettare, proprio perchè non esiste solo il nostro angolo ma esitono mille altri angoli e culture alle quali pur vedendole dal fuori, dobbiamo essere consci che ci sono e sono parte di questo mondo.

La “botta” che ho preso più grossa nella mia vita, fu quando ho frequentato Hong Kong e la Cina, dal 79′ la prima volta in Estremo Oriente ed assiduamente alla fine degli anni 80′ dove più penetravo nelle radici della terra in cui stavo vivendo e più mi accorgevo di non capirci nulla, anzi, avevo addirittura dei momenti in cui mi sentivo un perfetto ignorante, incapace di capire.

Seduto a quella tavola ho avuto questo film che mi è passato davanti, ed ancora una volte a 53 anni, il desiderio di scoprire e amalgamare in qualche modo le mie conoscenze con quelle di questa terra, con delle persone semplici, amiche e pur nella loro semplicità, pronte anche loro ad investire in questo raffronto, perchè non è facile stendere a terra una coperta e sedercisi tutti sopra, non siamo abituati, ci sono tanti angoli diversi.

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L’India fra l’altro è un paese molto chiuso, già al loro interno la suddivione in caste crea una enorme differenza e le relazioni sono già difficili, figuriamoci dall’esterno, impenetrabili.

Oggi mi sono sentito, dopo tanti anni, un viandante nuovamente, ricorderò sempre a seguito di una brevissima storia di amore finita male, avuta nell’88’, con una ragazza di Cremona, proprio quelle cotte che si prendono e che non vanno via per la passione incontrollata che hanno dentro, che mi rivolsi, come faccio da tanti anni, al mio libro (Cinese!), I CHING, che uso da quando ho 17 anni. Nei momenti drastici e più difficili della mia vita dove dovo prendere una decisone, una scelta o quale direzione intraprendere, lui è sempre stato la mia guida.

Mi venne fuori “fisso” nel senso di un esagramma senza cambiamenti, il numero 56, il Viandante. In pratica, ti trovi in una situazione in cui è meglio fare le valigie e partire per un viaggio…. e così feci, con l’aiuto della mia ex fidanzata (quella buona!), sempre di Cremona, visto il mio down a tutti i livelli, fu così brava e caritatevole da prendermi un biglietto e uno zaino, che ancora conservo come una reliquia, per un posto in cui avevo sempre sognato di andare, Il NEPAL.

Sono partito e stato via due mesi, sono tornato e non ero più quello che era partito, si, il nome e cognome erano gli stessi, tutto il resto era cambiato.

Questo per comprendere quanto sia importante che ognuno di noi, ogni tanto stacchi le spine che lo attaccano alla vita di tutti i giorni e vada in una direzione, qualsiasi essa sia, nuova, che lo porti a vedere gli angoli diversi, che lo aiutino a prendere in considerazione che esistono anche loro, dandoci quel frutto che spesso ci manca della visione aperta delle cose, delle persone, della vita. Questo è la ragione per cui mi trovo quì, insieme alle altre che gli amici più intimi conoscono e che fanno parte del sentiero maldestro della vita.

Ritorno a quella tavola, un momento forte e profondo, condividere il pasto insieme, prepararci fisicamente e mentalmente a quella che sarebbe stata una giornata che non dimenticherò mai più.

Ranjan ha organizzato tutto perfettamente ed una macchina con un autista meno matto di quello che mi era venuto a prendere all’aeroporto (il padre) ci ha portato e 3 ore e mezzo di automobile sulle strade dell’India, che sono un continuo suonare, evitare cani, mucche, gatti, pecore, quindi si viaggia con le antenne alzate sempre, fino ad una città di nome Khavda, per poi fare una specie di dogana, con tanto di fotocopie dei passaporti, timbri, pagamento diritti ecc, ed entrare nella strada che porta al deserto del sale.

In mezzo al viaggio siamo anche passati per il Tropico del Cancro.

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Siamo arrivati in questo posto dove abbiamo trovato, nel mezzo del nulla, un villaggio completamente costruito per l’evento, pronto ad ospitare milioni di persone nel mese e mezzo di Festival che comincia il 15 Dicembre e terminerà il 31 Gennaio con al suo culmine le due Lune Piene che sorgono in questo periodo.

All’interno del villaggio c’era di tutto, dallo spazio per i bambini con mille giochi, ad una quarantina di ristoranti, spazi per fare musica, spazio di almeno 1000 metri quadrati per fare YOGA, spazi ludici, una piccola fiera con tanti prodotti locali, molta lana e tanti coltelli, spade e scimitarre. Ultimo ma non meno importante un museo, molto bello con la storia della regione dove siamo ed in particolare della provincia, dove ho scoperto che sono stati ritrovati i primi esemplari di dinosauri del periodo Jurassico di circa 180 mioni di anni fa.

Questo deserto si bagna completamente durante i Monsoni e poi adagio adagio l’acqua evapora lasciando questo mare di sale che fa veramente impressione.

Ci siamo incamminati nel suo interno per qualche chilometro e la sensazione di silenzio che si prova è incredibile, non ricordavo di avere mai ascoltato così tanto bene il silenzio.

Per il resto le foto completano questo articolo, non ci sono altre parole per descrivere la meravigliosa ed intensa emozione che la carovana di gente li presente ha vissuto in quella serata unica! E c’ero anch’io, un regalo senza paragoni.

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2 Responses to Re: vado a trovare me stesso, Khundla – 26 Gennaio, il deserto del sale

  1. Simonetta says:

    Che esperienza stai vivendo! È che coraggio dimostri! Sei davvero una persona speciale… Ieri Teo ha festeggiato il compleanno di Camilla. Mentre accompagnavo in auto lui è altri tre ragazzi invitati da Camilla a pattinare al forum lo ascoltavo parlare e fare battute… Anche lui mi sembra davvero un ragazzo speciale e sono contenta che con Camilla siano ancora così’ amici e si vogliano bene… Un abbraccio, Simonetta

    • Grazie Simonetta,

      Teodoro è un miracolo dell’amore che sua mamma ha avuto ed avrà sempre.

      Per averlo ha rischiato la vita, sofferto la perdita di un altro piccolo, e nonostante tutto lui, è arrivato.

      La prova dell’amore che una Madre ha nei propri Figli e mi ritengo fortunato ad avere avuto tanto, da questa meravigliosa donna che era sua Madre!

      Sono felice che siano così tanto amici con Camilla, lui le vuole molto bene, sinceramente, e questo è senz’altro meraviglioso!

      Grazie!

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