re: vado a trovare me stesso, Delhi – 29 Gennaio, il mio destino 2

Delhi, sta cambiando di giorno in giorno, in due anni, la stessa strada che feci allora è diventata un altra cosa, la dottoressa Dolkar invece è sempre lei e sono stato accolto con amicizia e affetto.

La prima cosa che mi ha detto è che ringiovanisco sempre di più e mi ha fatto i complimenti sulla forma, e per un runner questo è un qualcosa che ti “tira” su di dieci centimentri da terra, con soddisfazione.

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Nel sentirmi il polso, sia il sinistro prima che il destro poi, mi dice che lo stato generale è buono e che devo prendermela meno sul lavoro.

Secondo lei non si tratta ne di una cosa ne di un altra ma pensa che sia meglio evitare altri esami invasivi, continuando la cura con le sue medicine e ripetendo un risonanza fra tre mesi per vedere se questo bozzolo comincia a regredire.

Visto che neppure i medici in Italia riescono a definirlo, dopo 4 mesi di esami, e voglioni farne altri, mi trovo daccordo con lei, sul fatto che muoversi all’interno del corpo con degli esami invasivi, lo fa sussultare e scatena delle reazioni, non quantificabili.

Decidiamo di rimandare a Giovedì mattina, dopo che mi sarò presentato a digiuno e potrà fare un ulteriore accertamento attraverso il polso.

Sono tranquillo, ho lasciato dietro una mattinata turbolenta, piena di ricordi, e ora sono seduto li con lei guardando avanti.

Proprio vero il detto che “erba grama non muore mai” 🙂

Mi sento tranquillo, andiamo avanti!

Domattina vado ad Agra a vedere il Taj Mahal, in tante volte che sono venuto in India, o per una cosa o per l’altra non sono mai riuscito a vederlo.

Gita fuoriporta di una lunga giornata perchè andremo anche a Sikandra (Tomba di Akbar) e a visitare il Forte di Agra.

Namastkar,come dicono quì a Delhi.

Un po d storia:

Namasté, namaste, namasteé(नमस्ते) o namaskar (नमस्कार) è un saluto originario della zona di India e Nepal e viene usato comunemente in molte regioni dell’Asia. Può essere utilizzato sia quando ci si incontra che quando ci si lascia. Viene di solito accompagnato dal gesto di congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l’alto, e tenendole all’altezza del petto, del mento o della fronte, facendo al contempo un leggero inchino col capo. Nella cultura indiana, questo gesto è un mudra, un gesto simbolico utilizzato anche nello yoga e in particolare nella asana Pranamasana anche detta posizione della preghiera o posizione del saluto. Namaskar è una variante usata per esprimere particolare deferenza.

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