re: vado a trovare me stesso, Delhi – 1 Febbraio, 2013

Ultimo giorno a Delhi, stamattina è arrivato alle 5:30, Pema Lama.

Pema è il figlio di un mio caro amico, direi un fratello, che si chiama Santos Lama ed è di Kathmandu.

Fra pochi giorni festeggeremo 25 anni che ci conosciamo, dal lontano 1988, la prima volta che sono andato in Nepal.

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Santos, mi ha chiesto di ospitarlo da noi in Italia per un periodo, come se fossi suo padre, ed io ho accettato.

Il Nepal ha senz’altro necessità di avere persone che siano consce del problema ecologico di questo paese, che nonostante sia uno dei più bei paesi del mondo, l’uomo lo sta deturpando ed inquinando.

Quello che ho in mente è il cercare di insegnargli il più possibile il know-how che ho acquisito in 15 anni di ecologia ed ambiente, trasferendoglielo e facendo in modo che possa portare questa esperienza in Nepal e cominciare una attività che gli dia la possibilità di viverci facendo insieme del bene per il suo paese.

Pema ha questo obbiettivo, e nelle ore che siamo stati insieme si vede questa forte vitalità e voglia di fare e questa difficoltà enorme con i pochi o quasi nulla mezzi di cui dispone.

Suo padre, Santos, è un alpinista, uno vero, che nei suoi 53 anni di vita non si è mai fatto prendere dalle mode, dai trekking a buon mercato e dalle false ideologie al rispetto della montagna.

Per questo non ha fatto soldi e non si è messo a fare l’agente come molti dei suoi colleghi hanno fatto, ma per questo è rimasto un uomo puro, con una base sana e dei principi profondi.

Lo rispetto ed ammiro, perché non tutti siamo capaci di essere coerenti fino in fondo ed io per primo mi ci metto dentro.

Ho imparato da lui tante cose fra cui il sapere avere pazienza nel voler raggiungere una meta, saper camminare, anche 8 – 12 ore, senza lamento, andando avanti, con i nostri zaini e fermandoci ogni tanto per un sorso di acqua.

Ricordo che quando ci guardavamo, solo nello sguardo c’era un poema intero, che però non veniva detto, era già li, presente, non c’era necessità di parlare.

A Kathmandù, con lui e degli altri amici, nel 88’ ho festeggiato i miei 29 anni, dopo 22 giorni di trekking nell’Annapurna e Machapuchare, e ricorderò tutta la vita il gesto che fece nel farmi fare una piccola tortina che mi portarono durante la cena e con la quale mi senti come se fossi a casa, quella casa che per me è ormai diventata un po’ dappertutto e che in quel momento era li, con lui, con loro.

Ci siamo scritti per 23 anni, ogni Natale, un pensiero, un forte ricordo, e due anni fa ci siamo finalmente rivisti dopo tutto quel tempo, in una situazione tragica, ma abbiamo saputo resistere ed andare avanti, portandoci Elisabetta a Delhi, Siliguri e poi con lui a Darjeeling, Kathmandu e ancora Delhi.

Elisabetta e Santos

E anche in quel difficile viaggio, non servivano le parole, era tanto l’affiatamento, pur non vedendoci da 23 anni, che non serviva parlare, tutto andava avanti, come all’unisono.

Ed oggi, sono qui con suo Figlio, che ha 25 anni, ed è nato proprio quell’anno in cui io ero a Kathmandù, in questo viaggio che intrapresi allora e che era un sogno, ed è stato uno dei viaggi più importanti della mia vita, che mi cambiò profondamente, facendomi prendere una direzione che ancora oggi seguo, quella di volermi conoscere, quella di essere presente.

Siamo andati insieme nel villaggio Tibetano, già da due giorni desideravo andarci e attraverso la persona che lavora con la dottoressa Dolkar, avevo in tasca l’indirizzo.

Pema, prima ancora di dirlo io mi chiede se avessi desiderio di andare li e io sbalordito gli racconto quanto sopra…

Desideravo andare a fare una preghiera, senza nessuna specifica cosa in cui pregare, ma una preghiera aperta, per tutti, gli amici, i parenti, e così è stato, un momento di raccoglimento per salutare questa terra che in questi 16 giorni mi ha dato tanto, e nonostante la mia paura iniziale ad intraprendere questo viaggio da solo, sono orgoglioso di me stesso, ce l’ho fatta, avendo visitato posti meravigliosi e conosciuto persone indimenticabili.

Domattina alle 6:45 parte l’aereo che mi riporta in Europa, da una parte il mio cuore sprizza di felicità, rivedrò presto mio figlio, dall’altra ho un senso di mancanza, l’India ha la grande capacità di lasciare un segno e già lo sento.

Arrivederci India!

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