re: mal comune mezzo gaudio…

maratona

maratona (Photo credit: Fernando Stankuns)

Ieri ho corso la mia nona Maratona, come tutte le precedenti preparata a puntino, senza aver mai saltato un solo allenamento, con la forza e l’energia di questa lunga e faticosa gara.

Qualcosa invece non è andato, la fatica di uno scarico insufficiente, un problema a fare la pipì prima della gara e a conservarne troppa, gli addominali che ho fatto fino a due giorni prima della gara e che probabilmente si sono “incavolati” e mi sono ritrovato dopo una mezza quasi perfetta, dovendo rallentare gli ultimi due chilometri per non bruciare il tempo che mi ero prefisso, a fare ancora 2K dopo la mezza e improvvisamente a sentire un dolore talmente forte da farmi quasi fermare, camminare, impaurire, ansieggiare..

Si era “rotto” qualcosa e d’improvviso tutte le energie si sono spente, la voglia di correre è sparita, il “rumore” dava fastidio, tutto nero insomma.

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Mi sentivo come una persona che ha preso una bella bastonata in testa, che ho opportunatamente abbassato, iniziando a camminare e corricchiare perchè alla fine volevo arrivare, e con il grande aiuto del meraviglioso pubblico Olandese che mi incitava ed una miriade di bambini con il “batti il cinque” sono arrivato sorridendo, nonostante il dolore, al traguardo.

Ieri sera non ho chiuso occhio fino alle due del mattino, pensando passo per passo agli errori e cosa non aveva funzionato, mi giravano un po le scatole, correndo due Maratone all’anno una era “andata” e le gambe facevano male come sempre ed il bacino finalmente un po meno.

Tuttavia non ero arrabbiato ma stavo facendo un po di considerazioni, con quel velo di pacata tristezza in fondo, ma quella è lì sempre.

Ieri mattina prima di andare a corrrere mi sono seduto a fare il breakfast vicino ad un RUNNER con la R maiuscola appunto, con cui ho iniziato a chiaccherare.

Lui di Dublino, Irlandese DOC, Maratoneta con una bambina di otto mesi di nome Ria e la sua donna dall’Irlanda che gli mandavano messaggini in continuazione 🙂

Come tutti i runner fanno solitamente, ci “misuriamo”  e mi dice che voleva provare a stare sotto le 2h40′ e io mi inchino amorevolmente e gli faccio i migliori auguri dicendogli che per me oggi il 3h45″ sarebbe soddisfacente.

Premesso, ha 25 anni meno di me… LOL

Ci abbracciamo, andiamo ognuno per le sue strade, si sa che la mattina prima della corsa si è persi, in quelle strade…!

Stamattina scendo giù a fare colazione e stesso posto, stessa persona e ci salutiamo calorosamente!

Frasi di rito, come è andata? ed io metto subito le mani avanti spiegando il mio percorso, tempi, dolori malumori ma contentezza finale… e lui mentre si alza, vedo che zoppica e gli chiedo. ” ma cosa è successo ?”… e mi risponde di avere passato la mezza in 1h18″ !! e che due chilometri dopo il quadricipite destro si è slogato e ha dovuto rallentare fino a camminare per poi riprendere un poco, chiudendo la sua Maratona in 3h19″ !!!

Io gli rispondo… potrei firmare qualche check… per un tempo del genere 🙂

Ed ecco, che sono arrivato alla conclusione che capitano a tutti gli incidenti di percorso e che se diventiamo “fragili” è perchè facciamo tanto training e portiamo il nostro corpo a standard di alto livello e quindi a volte possiamo anche romperci…

Inutile passare tante ore a farsi TANTE menate…. mal comune, mezzo gaudio, ed anche questo aiuta a digerire!

Buone corse a tutti!

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re: 13.04.13 – il momento prima del ritiro del pettorale

A panorama of the Erasmus Bridge and the River...

A panorama of the Erasmus Bridge and the River Meuse in the Dutch city of Rotterdam. Visible from left to right in the background are the New Luxor Theatre, the regional headquarters of KPN, Montevideo (highrise) and the World Port Center (highrise). (Photo credit: Wikipedia)

Come accade in queste occasioni, arriva il momento in cui andiamo a ritirare il pettorale che porteremo con noi non solo per la gara che stiamo andando a correre, ma per tutto il resto della nostra vita.

Una Maratona è indimenticabile, nonostante la nebbia che pervade il tuo cervello negli ultimi 5 K, nonostante tutti gli sforzi che hai fatto per arrivare li, quello è il tuo momento, sentire te stesso, provare le tue gambe, mettere sul tavolo la tua forza, energia, determinazione.

Rotterdam è tutta pronta per la gara, anche loro hanno i loro problemini, questa mattina il sito della Rotterdam Maratona è andato giù per quasi una ora… ora vado a vedere l’EXPO e sono certo che l’organizzazione Olandese sarà al suo meglio.

Ieri correvo gli ultimi 6K prima di domani e per la strada la gente mi salutava, si spostava per lasciarmi passare, faceva il tifo, in Inglese i complimenti e mi si è scatenata la gioia di correre in un paese, come il mio, dove lo sport, l’atleta, il movimento, sono avanti a tutto!

Ricorderò sempre il momento in cui mi sono svegliato alle 5 del mattino nella MIA Maratona, quella di Atene! Un vassoio sul mio letto in albergo pieno di tutto e con un vasetto con un fiore, i sorrisi della mamma e della figlia dell’albergo e quel rispetto e passione per l’atleta che trovi nella mia terra ma sorprendentemente trovi anche quì, in questo paese ventoso, pieno di giornate grigie, ma con la passione e il desiderio dello sport, fatto in maniera civile, educata, saggia!

Buongiorno Rotterdam, ieri sera ho passato una bellissima serata in un ristorante con una vecchia amica, il New York, dove da li partivano una volta gli immigrati per andare verso l’America, posto bellissimo, molto particolare e con una speciale atmosfera.

C’era un vento gelido e non nascondo la preoccupazione che domani ci sia questo forte vento, le previsioni danno meglio ma accipicchia se faceva freddo ieri sera!

Vado a ritirare il mio pettorale, con quella emozioni di quando siamo bambini e ci viene dato qualcosa di più grande di noi, con umiltà lo prendiamo e da grandi ringraziamo ancora una volta Dio di averci dato la forza, il coraggio… e le gambe di poter correre una Maratona!

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re: vivi l’attimo

Stamattina, stavo preparandomi per partire per un viaggio di lavoro e improvvisamente il mio sguardo è passato sulle scale e su un quaderno blu che ho cominciato a scrivere per il viaggio di nozze in India e Nepal che abbiamo fatto con Elisabetta nel Febbraio 2011.

L’ho sfogliato e riletto alcuni passaggi fra i quali uno che ho scritto il 16 Febbraio a Darjeeling e che mi ha improvvisamente avvolto di gioia.

Nell’ambito della tragedia che stavamo vivendo, ognuno di noi con la sua visione e con le sue domande, ho scritto una cosa fondamentale, che adagio, adagio, sto imparando ogni giorno a comprendere meglio ed a viverla, al momento.

In quello scritto esprimevo la mia felicità nell’aver vissuto ogni momento con Elisabetta, nel viverlo in quel momento, e nel poterlo vivere ancora non si sa ancora per quanto, ma di poterlo fare, ringraziando Dio, alla fine, di averci concesso questo.

Era un momento in cui, seppur in una tragedia, condividevamo la gioia di essere insieme, di camminare per lo stesso percorso, di guardarci negli occhi, di stare a volte per ore in silenzio dicendoci tante cose, di vivere intensamente quegli attimi, di aver vissuto intensamente tutta la nostra storia fino a quel momento, di viverla in quel momento e nonostante tutto, di volerla vivere attimo per attimo fino in fondo.

Era il prendere coscienza che ogni momento della nostra vita è importante, ogni attimo che viviamo non deve essere sprecato, in alcun modo, perché quegli attimi non tornano più e l’averli pienamente vissuti porta ad una grande pace interiore, oltre che ad una gioia da condividere con chi è con te in quell’attimo, in quel momento, in quel passaggio della nostra vita.

Stamattina mi sono sentito ancora una volta fortunato ad aver vissuto questo, ad imparare ogni giorno che gli attimi, con chiunque trascorsi insieme, sono magici, che ognuno di noi è l’espressione del suo essere e così va preso, inteso, amato.

Quel cogli l’attimo che ho ascoltato molte volte, ora inizia ad essere dentro di me, ed un altro gradino nella strada della vita mi viene offerto, e io ringrazio profondamente chi me lo ha donato.

 

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Gurund Rimpoche, Santos Lama, Eli&Nik

 

re: le fontane mancanti di Rimini

Ieri ero a Riccione e in tabella avevo 24K da correre.

Ogni volta che sono a Riccione, è abbastanza facile preparare un lunghissimo perchè si va o da una parte o dall’altra, verso Cattolica da una parte o verso Rimini dall’altra, si fa esattamente (più un po’) del percorso a metà e poi si ritorna indietro.

Ho fatto diversi lunghissimi quì, fino al più lungo i 38K, 3 settimane prima di correre una Maratona, quelli che li senti, ti fanno sentire se quelle dieci settimane prima sono state proficue sulle gambe o no.

Li ho fatti sempre verso Cattolica… ed in quel caso arrivando quasi a Pesaro.

Ieri ho rifatto nuovamente un errore che mi ero dimenticato in precedenza e che mi ha rovinato l’allenamento per il disappunto che ho provato, sia per il fatto che mi sia dimenticato che già era accaduto e secondo, più importante, in una terra in cui si decanta l’ospitalità, il fare bene, il sorriso, sembra che dei RUNNERS a nessuno gliene importi più di tanto ma non solo di loro, ma anche a persone anziane, bambini, gente che vuole bere un sorso di acqua, in particolare nella calda estate.

L’erroraccio che ho fatto infatti è andare in direzione Rimini, dove NON c’è una fontana per 14 chilometri… non esistono… se vuoi bere devi (pagare) ed andare in un bar… che però ora, fuori stagione sono tutti chiusi, ed i servizi quindi diventano un deserto, in un posto dove, (quando conviene!) trovi anche le cose alle 4 del mattino… ma acqua NO!

Mentre correvo mi sono chiesto per la seconda volta, tirando accidenti, come mai i RUNNERS di Rimini e di tutti i comuni da Riccione, non abbiamo rimostrato, attraverso le rispettive segreterie comunali, il disappunto di non avere neppure una fontana per 14 chilometri, in riva al mare! ASSURDO!

Ovvio che quando si fanno lunghi senza acqua è un vero disastro… oltre al nervoso che si accumula non si riesce a correre tranquilli fino a che nel porto nuovo, oltre al canale, ci sono 4 fontane in fila di cui una solo ne funziona ma almeno si riesce a bere.

E mi chiedo… gli anziani, i bambini, la gente che vuole bere un goccio di acqua da una fontana deve andare per forza al bar per farlo e questa è una grave ingiustizia di un sitema di fare le cose che sta diventando sempre più opportunista e rivolto al mero guadagno.

Un buona amministrazione comunale, particolarmente nella decantata Romagna, dovrebbe tenere presente che i servizi bisogna darli, dalle fontane a tutto il resto senza perpetuare il fatto che per bere acqua bisogna per forza spendere!

Ma non avevamo fatto un referendum apposito per questo, rimostrando il disappunto di tutti gli Italiani al fatto di far diventare l’acqua un business? Dove sono finiti questi propositi?

Tengo a precisare che invece dall’altra parte (Marche) le fontane ci sono, abbondanti, da Misano Adriatico a Cattolica a Gabicce…. tante, abbondanti, pulite e funzionanti!

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