re: Betty’s roses

Betty’s was¬† graduate in agriculture, loved flowers and nature. In 2001 she planted a small rose plant, which today is a large bush.

Many people who live in the farmhouse “Torriggio” came to collect one, she was happy, and today has become almost a ritual.

This year my son will also pick up from his mother plant, one, to give it up ūüôā

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Betty era laureata in agraria, amava i fiori e la natura. Nel 2000 piantò una piccola pianta di rose, che oggi è un grande cespuglio.

Tante persone che abitano nella Cascina venivano a raccoglierne una, lei ne era felice, ed oggi è diventato quasi un rito.

Quest’anno anche mio figlio ne raccoglier√† una, dalla pianta di sua madre, per donarla.

 

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re: la sesta pu√≤ attendere – the sixth can wait

L’altro ieri ho ricevuto una e-mail dalla Associazione Abbott World Marathon Majors in cui sono entrato nella lista dei 5  finishers delle pi√Ļ importanti Maratone del Mondo.

In questi ultimi mesi, avevo desiderio di andare a Tokyo il prossimo Febbraio a correre la sesta che peraltro è entrata nelle World Major solo nel 2013.

Il ricordo √® che √® rimasta una Maratona in “sospeso” in quanto vinsi il ballottaggio per entrare nei 35.000 di Tokyo, cosa molto rara, nel 2010 per andare a correla nel 2011 ma il difficile momento che stava attraversando la mia Famiglia non me lo consent√¨, nello stesso periodo ero in viaggo di nozze con Betty in India e quello in quel momento era il mio “viaggio”.

Anche questa volta per diversi motivi non riesco ad andare a correre Tokyo, fino a 3 giorni fa perch√® non avevo trovato un pettorale e ieri invece, ricevendo una e-mail da un amico di Londra che me ne aveva trovati anche due, mi trovavo a Barletta, patria di chi ha corso davvero… e guardandomi intorno, confrontandomi con un amico e pensandoci, mi sono detto che Tokyo non scappa ed io non sono pronto per andare a correrla.

Talvolta desideriamo qualcosa a tutti i costi, forse per il solo desiderio di poter dire che l’hai fatto o ci sei riuscito, senza pensare che per arrivare a questi traguardi lasci indietro un sacco di cose che invece sono li a chiederti di esserci.

Fra l’altro mi sta accompagnando da qualche mese una noiosa fascite plantare che va e viene come se fosse una palla a rimbalzo ma che non mi consente la giusta tranquillit√† per allenarmi ad una Maratona.

Ho in mente invece un altra sfida, da ripetere, perchè proprio la prima andò male per troppe aspettative.

Chissa che questa volta mi riesca.

Intanto, passo per passo…nelle prime cinque ci sono arrivato, Tokyo pu√≤ attendere e non vedo l’ora che arrivi il momento giusto!

https://www.worldmarathonmajors.com/marathon-stars/five-star-finishers/

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ENG

The day before yesterday I received an email from the Association Abbott World Marathon Majors in which they wrote that I’m in the list of 5 finishers of the most important marathons of the World, Chicago, Boston, London, Berlin and New York.

In the past months, I had a desire to go to Tokyo next February to run the sixth that also entered in 2013 in the top Major World.

The all story reminded me a ‚Äúsuspended‚ÄĚ Marathon because I won, in 2010 the ballot to enter the 35,000 Tokyo, which is very rare, to run the Marathon in February 2011 but the difficult time that was going through my family was not allowing me to participate. At the same time I was in the honeymoon with Betty travelling in India and that was the main topic in these days.

Also this time for several reasons I can‚Äôt go running Tokyo. Until three days ago because I did not find a bib, and yesterday when I received an e-mail from a friend in London that he founded two bibs for Tokyo, I was in Barletta, south of Italy, home of a real racer, Pietro Mennea … and watching around the beautiful sightseen, discussing the all thing with a friend and thinking about it, I said to myself that Tokyo will not run away and I’m not ready to go to Tokyo.

Sometimes we want something at all costs, perhaps the only wish to say that you did it or you did, without thinking that to achieve these goals you leave behind a lot of things that are there instead to ask you to be there.

Among other things, I have the annoying company since several months of boring plantar fasciitis that comes and goes like a ball to bounce, but that does not allow me the necessary time and peace to train for a marathon.

I think instead of another challenge, to be repeated, because the very first went bad for too many expectations.

Who knows that this time I will succeed.

https://www.worldmarathonmajors.com/marathon-stars/five-star-finishers/

 

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re: la Befana

Sono ritornato ieri sera da un viaggio in Marocco con mio Figlio, e una delle cose che mi ha affascinato è lo spirito libero e gioioso della gente, il ricordarsi delle piccole cose e il viverle sorridendo pur non avendo nulla o quasi, anzi, mi è sembrato di capire che proprio quel non avere nulla fa meglio allo spirito, al non essere attaccati al materiale e a tutto quello a cui questo ti porta ad essere.

 

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Un cambio forte dal Marocco a Milano e ancora pi√Ļ forte lo √® stato stamattina quando siamo entrati all’Istituto dei Tumori di Milano.

Erano quasi 4 anni che non entravo all’Istituto, raccontavo a mio Figlio che la prima volta che ci sono entrato era la met√† di Marzo del 1998, quando Betty era stata ricoverata per la prima volta, qualche giorno dopo avevo festeggiato con lei il mio compleanno, il primo insieme, con tutte le persone nella camera, portando dei pasticcini e qualche mignon (finto) di champagne per sorridere e scherzarci su.

E’ stato un gran momento di riflessione quasta mattina, come tutto il viaggio appena fatto.

Quante persone che erano in quella camera sono ancora su questa terra? Quante e quante volte siamo entrati li dentro con la nostra speranza, disperazione, desiderio di non tornarci pi√Ļ, ore di attesa, angoscia, lasciarsi andare, riprendere a combattere.

Sono andato avanti e indietro 13 anni da questo posto, accompagnando la persona che ho tanto amato e che mi ha dato un figlio.

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Oggi ho provato tante cose in quelle mura, i ricordi, il dolore, il passato, il presente con accanto mio Figlio, ormai in grado di capire, di sapere scegliere una giusta strada, e il futuro, cosa desideriamo poter fare.

In questo viaggio ho “conosciuto” attraverso un sito web, Desmond Tutu (arcivescovo anglicano ed attivista sudafricano, premio Nobel per la pace) che ahim√® non conoscevo, ma in cui mi sono ritrovato in questa frase che condivido:
“Fai la tua piccola parte di bene dove ti trovi; sono queste piccole parti di bene messe insieme che riempiono il mondo”
                                                                                                        Desmond Tutu

Ognuno di noi dovrebbe fare la sua “piccola parte”,¬† ho preso questo percorso, credo che tutta la sofferenza e il dolore che ho provato nella mia vita¬† mi abbiano aiutato a sceglierlo, ma credo anche che ognuno di noi possa fare quel poco che conta molto, come Desmond Tutu ci insegna.

Spero che questo Nuovo Anno, che auguro a tutti pieno di salute e pace, porti sempre di pi√Ļ quelle “piccole parti di bene, che riempiono il mondo”.

Buon Anno!

 

 

 

PS Ringrazio tutti i Medici, che tutti i giorni, curano, con passione ed amore, le persone malate di cancro.

 

ENG

 

I returned last night from a trip to Morocco with my son, and one of the things that fascinated me is the free spirit and joyful people, remembering the little things and live them smiling while having nothing or almost, indeed, I seemed to understand as well that they have nothing better to do with the spirit, not to be attached to the material and everything to which this leads you to be.
A strong exchange from Morocco to Milan and even stronger it was this morning when we entered the Cancer Institute of Milan.It was nearly four years since I entered the Institute, I told my son that the first time that I entered was the middle of March 1998, when Betty was hospitalized for the first time, a few days after I had celebrated with her my birthday, the first together, with all other patient in the room, bringing some  pastries and mignon (fake) champagne to smile and joke about it.

It was a great moment of reflection this morning, as the whole trip just did.

How many people were in that room are still on this earth? How many and how many times we went in there with our hope, despair, desire never to come back, hours of waiting, anguish, let go, resume fighting.

I went back and forth from this place for 13 years, accompanying the person I loved so much and gave me a son.

Today I had feeel many things in those walls, the memories, the pain, the past, present, alongside with my Son, now able to understand, to know how to choose a right path, and the future, what we desire to do.

On this trip I “metthrough a website, Desmond Tutu (South African Anglican archbishop and activist, Nobel Prize for Peace) which unfortunately I did not know, but I found myself in this sentence that would like to share:
‚ÄúDo your little bit of good where you are; it’s those little bits of good put together that overwhelm the world.‚ÄĚ

                                                                Desmond Tutu

Each of us should do his small part”, I took this path, I think all the suffering and the pain I felt in my life helped me to choose it, but I also believe that each of us can do little that counts much like Desmond Tutu teaches us.

I hope this New Year, I wish you all health and full of peace, bring more and more little bits of good, that overwhelm the world.”

Happy New Year!

PS I thank all the Doctors, who every day, take care, with passion and love, people with cancer.

re: Francesco Salvioni (Franco)

Ieri siamo stati a trovare il Nonno Franco, in questi posti dove si mettono le persone anziane, a Cant√Ļ.

Quando si entra in questi luoghi ci si rende conto di cosa significhi diventare vecchi e nello stesso tempo per alcuni, cosa si possa provare ad essere abbandonati a se stessi. Mi dicevano che molti lo sono e nessuno viene mai a trovarli.

Franco era nel suo letto, ormai irrimediabilmente al suo epilogo ma con una forza, come sua Figlia,¬† che un corpo forte ed una mente sempre “sul pezzo” ti portano ad avere.

Sono orgoglioso di Teodoro che ha voluto andare a trovarlo,¬† mentre ero li ho voluto appoggiare la mano sulla sua testa, e tenergli l’altra mano, usando quello che ho imparato anche con Betty,¬† l’Aptonomia.

Ci ha sorriso, pi√Ļ volte, desiderava dirci qualche cosa ma non riusciva, ma il suo sorriso era palese, capiva, sentiva quel calore importante, meglio di qualsiasi parola, toccarci, sentirci.

Teo sorrideva con lui e Marisa era contenta.

Poco fa mi ha telefonato, per dirmi che ci ha lasciato, se ne è andato da Sua Figlia.

In questi anni ho imparato a comprendere la morte, dopo tante sofferenze, studio, meditazione, non sento pi√Ļ la morte come una fine per sempre, ma la sento come un passaggio, difficile da accettare nel perdere il materiale, ma se la fede √® li, tutto diventa in qualche modo pi√Ļ chiaro, pi√Ļ semplice da comprendere, da accettare.

Franco era un grande rompiscatole, Sua Moglie dovrebbero farla Santa, ma è stato un uomo con principi saldi, ideali forti e la responsabilità di tirare su una Famiglia e tre stupendi Figli.

L’ha fatto per una vita, √® stato fatto Cavaliere del Lavoro, ha una parete piena di Attestati, Riconoscimenti, ma era un uomo semplice, non se la “tirava” andava dritto per la sua strada pochi fronzoli, molta praticit√†.

Non si stupiva pi√Ļ di tanto, ma non ricordava ultimamente che Betty non c’era pi√Ļ. Ora ritrovandola da qualche parte in questo universo, mi piacerebbe vedere la sua faccia attonita… ed in dialetto Brianzolo… “cosa ci fai anche tu qu√¨!”

Ciao Franco!

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re: vivi l’attimo

Stamattina, stavo preparandomi per partire per un viaggio di lavoro e improvvisamente il mio sguardo è passato sulle scale e su un quaderno blu che ho cominciato a scrivere per il viaggio di nozze in India e Nepal che abbiamo fatto con Elisabetta nel Febbraio 2011.

L’ho sfogliato e riletto alcuni passaggi fra i quali uno che ho scritto il 16 Febbraio a Darjeeling e che mi ha improvvisamente avvolto di gioia.

Nell’ambito della tragedia che stavamo vivendo, ognuno di noi con la sua visione e con le sue domande, ho scritto una cosa fondamentale, che adagio, adagio, sto imparando ogni giorno a comprendere meglio ed a viverla, al momento.

In quello scritto esprimevo la mia felicità nell’aver vissuto ogni momento con Elisabetta, nel viverlo in quel momento, e nel poterlo vivere ancora non si sa ancora per quanto, ma di poterlo fare, ringraziando Dio, alla fine, di averci concesso questo.

Era un momento in cui, seppur in una tragedia, condividevamo la gioia di essere insieme, di camminare per lo stesso percorso, di guardarci negli occhi, di stare a volte per ore in silenzio dicendoci tante cose, di vivere intensamente quegli attimi, di aver vissuto intensamente tutta la nostra storia fino a quel momento, di viverla in quel momento e nonostante tutto, di volerla vivere attimo per attimo fino in fondo.

Era il prendere coscienza che ogni momento della nostra vita √® importante, ogni attimo che viviamo non deve essere sprecato, in alcun modo, perch√© quegli attimi non tornano pi√Ļ e l‚Äôaverli pienamente vissuti porta ad una grande pace interiore, oltre che ad una gioia da condividere con chi √® con te in quell‚Äôattimo, in quel momento, in quel passaggio della nostra vita.

Stamattina mi sono sentito ancora una volta fortunato ad aver vissuto questo, ad imparare ogni giorno che gli attimi, con chiunque trascorsi insieme, sono magici, che ognuno di noi è l’espressione del suo essere e così va preso, inteso, amato.

Quel cogli l’attimo che ho ascoltato molte volte, ora inizia ad essere dentro di me, ed un altro gradino nella strada della vita mi viene offerto, e io ringrazio profondamente chi me lo ha donato.

 

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Gurund Rimpoche, Santos Lama, Eli&Nik

 

re: 15 anni

Oggi  4 Settembre,  si chiude un cerchio di 15 anni quando nell’ormai lontano 1997 sono venuto a dirigere, una azienda operante nel mondo dell’Ambiente ed Ecologia, trattando rifiuti industriali.

La proprietà mi aveva richiesto un apporto organizzativo e commerciale per un periodo di due anni per poi ritornare in sede a seguire altre attività del Gruppo.

Ma si sa, che la vita è strana, e dentro quell’azienda ho conosciuto Elisabetta (Betty), e tutto è cambiato, tanto da farmi fermare e rimanere qui (Opera MI) 15 anni!

Da ragazzo ho sempre ammirato quelle persone che con parsimonia e devozione fanno tutti i giorni, lo stesso tratto di strada, le stesse persone, lo stesso lavoro, la stessa strada, lo stesso di tutto.

Dicevo che non ci sarei mai riuscito, non ne ero capace, e mi soffermavo sempre a pensare con ammirazione a quelle persone che invece lo facevano.

Dopo questo tempo, posso dire che anche io ho imparato a farlo, trovandomi a dover essere come un  padre di punto in bianco, e ritrovandomi poi a diventare padre, di uno splendido bambino, nato da un miracolo, nel mezzo di una terribile malattia e con la forza di una madre incomparabile e determinata.

Ho imparato anche un nuovo mestiere, termini, lavorazioni industriali, metodologie ed attenzioni che prima non avevo nei confronti dell’ambiente e che ho acquisito, facendole la bandiera di ciò che oggi svolgo.

15 anni di allegria e di sofferenze, di alti e bassi, con i quali, per il lavoro era possibile affrontarli, ma con la malattia √® stata una guerra combattuta fino all’ultimo, ma perduta. Nonostante tutto siamo riusciti a passarne 14 insieme e questo √® stato un regalo della vita, che nonostante la fine fatale di questa storia d‚Äôamore, ha dato al ‚Äúteam‚ÄĚ che l‚Äôha vissuta, momenti di grande gioia e di eterna armonia.

Cogliamo ogni momento di questa nostra vita; guardandoli indietro, avremo sempre un sorriso!

re: primo anniversario della morte di Elisabetta – 2 Luglio 2011 – 2012

Desidero ringraziare tutte le persone che ci hanno scritto, pensato, visitato di persona in questa giornata, nel ricordo di Elisabetta a solo un anno dalla morte.

E’ stata una giornata piena di pace, insieme ai suoi pi√Ļ cari Famigliari e Amici che l’hanno ricordata nei momenti di gioia.

E’ stato bello scoprire che una persona si ricorda in questi momenti e non, come nel buio anno appena passato, solo in quelli di dolore.

La nostra mente, cambia, elabora il lutto ed esterna poi quelli che sono stati i momenti di gioia passati con una persona.

Grazie!

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